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Quando attraversi l’America nel 1991 ci sono due cose che puoi trovare ovunque:
distributori di benzina
band grunge
Io sono il Metal Queen II, e ne ho visti passare tanti.
Ma nessuno come gli Hair Disaster.
Arrivammo a Dustville, una città così piccola che il cartello di ingresso chiedeva scusa.
Il locale della sera si chiamava The Broken Flannel.
Non era ironia.
Era un presagio.
Il promoter si chiamava Bobby Karma.
Aveva i baffi di uno sceriffo fallito e la sicurezza di uno che mente professionalmente.
«Grande serata!» disse.
«Due band prima di voi.»
Rex sbatté gli occhiali da sole sul tavolo.
«Noi siamo headliner.»
Bobby sorrise.
«Sì. Headliner emotivi.»
La prima band si chiamava Sad Parking Lot.
Suonavano come se qualcuno avesse appena detto loro che il mondo è finito ma senza fretta.
Il cantante non guardava mai il pubblico.
Guardava le scarpe.
Le scarpe erano molto tristi.
La seconda band fu peggio.
Si chiamavano Grey Ceiling.
Il loro cantante disse solo:
«Questa è per chi non dorme.»
Poi urlò dentro il microfono come se stesse cadendo da un palazzo.
Il pubblico — undici persone — rimase in silenzio.
Dietro le quinte Rex stava diventando nervoso.
«Questi non fanno show.»
Snake accese una sigaretta.
«Fanno verità.»
«La verità non vende.»
«Nel ’91 sì.»
Quando arrivò il turno degli Hair Disaster, Rex decise di reagire.
«Andiamo più glam.»
Era l’ultima cosa che avrebbero dovuto fare.
Salirono sul palco come quattro fuochi d’artificio che non hanno capito che la festa è finita.
Lenny fece il suo ingresso scivolando sulle ginocchia.
Crash colpì la batteria come se stesse dichiarando guerra alla malinconia.
Snake abbassò il volume e alzò la dignità.
Rex urlò:
«DUSTVILLE, ARE YOU READY?!»
Una persona tossì.
Ma a metà concerto successe una cosa nuova.
Dal fondo della sala qualcuno gridò:
«SUONATE TRISTI!»
Silenzio.
Rex sbatté le palpebre.
«Scusa?»
«TRISTI!»
Un altro gridò:
«COME SE VI ODIASSE VOSTRA MADRE!»
Gli Hair Disaster non avevano mai provato quella emozione.
Rex guardò Snake.
Snake guardò il basso.
Crash contò.
Lenny fece la cosa peggiore possibile.
Partì con l’assolo più lungo della storia di Dustville.
Quattro minuti.
Sei.
Otto.
Quando finì, il pubblico era sceso a sette persone.
Ma quelle sette stavano ascoltando.
Per ragioni misteriose.
Nel backstage Bobby Karma stava contando i soldi.
«Grande show.»
«Quanti biglietti?» chiese Snake.
Bobby fece spallucce.
«Non contiamo più i biglietti.»
«E cosa contate?»
Bobby sospirò.
«Le epoche.»
Quella notte guidai nel deserto.
Il vento faceva vibrare la carrozzeria.
Dentro il bus nessuno parlava.
Solo Crash contava le luci sull’autostrada.
«Quattrocentoquattordici.»
Rex finalmente disse:
«Forse dovremmo cambiare.»
Snake guardò fuori.
«O forse dovremmo resistere.»
Io sapevo che stavano per fare entrambe le cose.
Ed entrambe nel modo sbagliato.
Continua…